Troppo sale indebolisce il sistema immunitario

sale

Gli eccessi non vanno mai bene, vediamo con la dottoressa Troiani come un eccesso di sale nella dieta può influenzare il nostro sistema immunitario

Un consumo eccessivo di sale determina un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie correlate all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. L’introito di sale è stato inoltre associato anche ad altre gravi malattie quali tumori dell’apparato digerente (in particolare dello stomaco), osteoporosi e malattie renali.
Uno studio dell'Ospedale Universitario di Bonn, pubblicato sulla rivista "Science Translational Medicine" (K. Jobin et al., A high-salt diet compromises antibacterial neutrophil responses through hormonal perturbation; Science Translational Medicine; DOI: 10.1126/scitranslmed.aay3850), dimostra che una dieta ricca di sale indebolisce anche le difese immunitarie antibatteriche.
La ricerca, condotta prima nel modello animale e successivamente nell’uomo, ha mostrato che i topi nutriti con una dieta ricca di sale, soffrono di infezioni batteriche molto più gravi rispetto ai controlli; inoltre è stato osservato che, aggiungendo sei grammi di sale al giorno rispetto al consumo abituale, i volontari sani hanno mostrato deficienze immunitarie pronunciate. La quantità di sale aggiunta corrisponde al contenuto salino di due pasti da fast-food al giorno (hamburger e patatine fritte). Secondo le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quantità massima di sale che gli adulti dovrebbero consumare è di cinque grammi al giorno, pari a circa un cucchiaino raso da tè.
In Italia è stato valutato, nel periodo 2008-2012, il consumo medio giornaliero di sale pro-capite in tre campioni rappresentativi della popolazione (1- adulti di età compresa tra i 35 e i 79 anni; 2- soggetti affetti da ipertensione arteriosa; 3- bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 18 anni).
Il consumo medio giornaliero di sale è risultato superiore a 10 gr negli uomini e 8gr nelle donne nei campioni di popolazione relativi agli adulti e agli ipertesi, quest’ultimi con valori lievemente inferiori rispetto ai primi; anche nel campione di soggetti di età compresa tra 6 e 18 anni vengono superati i livelli massimi raccomandati dall’OMS (7,4 g di sale al giorno tra i ragazzi e 6,7 g tra le ragazze).

“Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta che un'eccessiva assunzione di sale indebolisce in modo significativo un importante componente del sistema immunitario", spiega il prof. Dr. Christian Kurts dell'Istituto di Immunologia Sperimentale dell'Università di Bonn.
Questi risultati non erano attesi, poiché alcuni studi precedenti hanno dimostrato un effetto opposto: in particolare, alcune infezioni parassitarie della pelle negli animali da laboratorio guariscono significativamente più in fretta se i soggetti consumano una dieta ricca di sale: i macrofagi, cellule immunitarie che ci difendono dai parassiti, sono particolarmente attivi in presenza di sale; su questa evidenza, numerosi medici hanno concluso che il cloruro di sodio ha un effetto generalmente immunizzante.
"I nostri risultati mostrano che questa generalizzazione non è accurata", sottolinea Katarzyna Jobin, autrice principale dello studio.
Il sale consumato attraverso l’alimentazione viene filtrato dai reni ed escreto nelle urine: i reni hanno un sensore di cloruro di sodio che attiva la funzione di escrezione di sale; come effetto collaterale indesiderato, tuttavia, questo sensore provoca anche l'accumulo dei glucocorticoidi nel corpo. E questi a loro volta inibiscono la funzione dei granulociti, il tipo più comune di cellula immunitaria nel sangue.
I granulociti, come i macrofagi, sono cellule spazzine dell’organismo che attaccano principalmente i batteri; se non lo fanno in maniera efficiente, le infezioni procedono in modo molto più grave.
"Abbiamo esaminato i volontari sai che hanno consumato sei grammi di sale oltre alla loro abituale assunzione giornaliera", afferma il prof. Kurts; dopo una settimana, i ricercatori hanno prelevato il plasma dai soggetti e lo hanno messo a contatto con degli agenti patogeni, allo scopo di verificare la capacità di reazione dei granulociti, che si sono rivelati deboli e meno efficienti rispetto a quelli isolati dalle stesse persone prima dell’assunzione aggiuntiva di sale.
Nei volontari sani, l'eccessiva consumo di sale ha comportato anche un aumento dei livelli di glucocorticoidi. Che ciò inibisca il sistema immunitario non è sorprendente: il cortisone, il glucocorticoide più noto, viene tradizionalmente usato per sopprimere l'infiammazione. "Solo attraverso indagini in un intero organismo siamo stati in grado di scoprire i complessi circuiti di controllo che portano dall'assunzione di sale a questa immunodeficienza", sottolinea Kurts. "Il nostro lavoro pertanto illustra anche i limiti degli esperimenti condotti solo con colture cellulari".
Traslando questi risultati alla condizione di distress o di stress cronico, possiamo ipotizzare che i livelli tonicamente elevati di cortisolo (glucocorticoide endogeno - ormone dello stress) contribuiscano da un lato alla disfunzione immunitaria e dall’altro alla maggiore vulnerabilità a infezioni batteriche.

Cosa possiamo fare individualmente per ridurre il consumo di sale?
  • Leggiamo attentamente l’etichetta nutrizionale per scegliere, in ciascuna categoria, i prodotti a minore contenuto di sale e cercare i prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)
  • Riduciamo l’uso di sale aggiunto in cucina, preferendo comunque, ove necessario, minime quantità di sale iodato.
  • Limitiamo l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, maionese, salse, ecc.) e utilizziamo in alternativa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi.
  • Non portiamo in tavola sale o salse salate, in modo che non si acquisisca l'abitudine di aggiungere sale sui cibi, soprattutto tra i più giovani della famiglia.
  • Riduciamo il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, salumi e formaggi, cibi in scatola).
  • Scoliamo e risciacquiamo verdure e legumi in scatola, prima di consumarli.
  • Evitiamo l’aggiunta di sale nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Cosa possono fare le Istituzioni per ridurre il consumo di sale?

  • Monitorare il consumo alimentare di sale nella popolazione italiana e individuare le fonti principali nella dieta.
  • Coinvolgere l'industria alimentare e incoraggiarla a ridurre il sale nei prodotti trasformati.
  • Promuovere la ricerca in tecnologia alimentare per favorire la riduzione del sale negli alimenti.
  • Favorire la formazione degli operatori del settore alimentare, a partire dagli Istituti Alberghieri e dai Centri di formazione professionale.
  • Favorire la conoscenza e la comprensione dell'etichettatura nutrizionale sui prodotti alimentari, consentendo ai consumatori di fare scelte informate e consapevoli.
  • Incoraggiare la ristorazione collettiva, in particolare per le mense scolastiche e dei luoghi di lavoro, ad offrire opzioni a basso contenuto di sale.
  • Promuovere iniziative di sensibilizzazione sui rischi correlati a un'elevata assunzione di sale. (Fonte: Ministero della Salute www.salute.gov.it)

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Attendees at the Young Black Leadership Summit cheering President Trump. CreditT.J. Kirkpatrick for The New York Times

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