Le merendine, l’isolamento e le varie opportunità

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In questo periodo di attività fisica limitata abbiamo anche abusato di cibi confezionati e conservati, occorre stare attenti perchè non sempre questi alimenti sono sani come sembrano.

La varietà di prodotti che compongono la categoria è vasta, e non è facile assegnarli alla categoria degli snacks o a quella solo delle merendine. Del resto, gli snacks dolci appaiono costantemente in lotta con un nutrito drappello di altre categorie merceologiche (snacks salati, yogurt, merendine, altri biscotti) anch'esse inserite nel vasto mondo dei prodotti di questa area, che vengono consumati, come ben sappiamo, in grande quantità soprattutto dai bambini.

Il mercato degli snack e delle merendine ai cereali, al cioccolato, refrigerate e non, ha conquistato, fino alla recente crisi epidemica, una forte penetrazione nelle famiglie. I consumi sono in sensibile e continua crescita, specie per gli snack da forno, cioè merendine e biscotti.

E’ noto che l’alto contenuto di grassi saturi idrogenati, di zuccheri, di additivi, determina un alto indice calorico, inoltre i coloranti attraggono  i bambini che consumano gli snack anche per i colori brillanti e vistosi.

Sappiamo che la qualità di questi alimenti è di scarso livello, ma non solo, abbiamo una sorpresa, un contaminante che si trova in queste confezioni chiamato MOSH, è stato rilevato in quantità elevate, in 20 su 29 snack analizzati.

;La nuova ricerca è stata condotta da “il Salvagente” leader nei test di laboratorio contro le truffe alimentari.

Il MOSH* è un idrocarburo alifatico saturo di oli minerali trovato in quantità variabili dallo 0,5 a 129 mg/kg. Le dosi consentite non sono state ancora fissate dalla UE, mentre l’Autorità tedesca di controllo alimentare ha stabilito che la quantità non deve essere superiore ai 9 mg/kg.

I MOSH sono contaminanti ubiquitari e la possibilità di incontrarli in tutta la filiera alimentare è molto alta. Alcuni alimenti rendono più semplice l’assorbimento degli idrocarburi degli oli minerali dalla confezione: prodotti com farine, riso o pane grattugiato, per le loro dimensioni, hanno una elevata superficie che permette una maggiore contaminazione di MOSH e MOAH.

Gli idrocarburi di oli minerali  MOSH e MOAH sono derivati dal petrolio greggio o da altre fonti provenienti da gas naturale.

Gli oli minerali sono usati come coadiuvanti tecnologici e come lubrificanti e agenti di distacco durante i processi di cottura e confezionamento. Si trovano altresì nella carta riciclata usata per la produzione dei contenitori di cartone. La maggior parte dei cartoni deriva dai giornali che contengono oli minerali usati per la stampa che non si riescono a rimuovere durante il processo di riciclaggio. Il rischio di contaminazione non è tanto per il contatto quanto per l’alta volatilità degli idrocarburi, favorita da condizioni ambientali come una temperatura elevata.

Specialmente gli alimenti ricchi di grassi tendono a sciogliere e a concentrare gli idrocarburi migrati. In alcuni casi non si ha un effettivo controllo su queste contaminazioni specie per i prodotti a base di cacao ricavati e lavorati in aree subtropicali spesso in paesi con normative molto diverse da quelle europee.

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Sembra appurato che in questo periodo ci sia un maggior consumo alimentare dovuto alla clausura domiciliare che comporta un aumento delle attività culinarie. Aver più tempo a disposizione sembra favorire anche le scelte e l’attenzione agli alimenti.
Le abitudini alimentari sono mantenute invariate maggiormente dalle famiglie che hanno poca dimestichezza con la qualità degli cibi e fanno scelte massificate e condizionate dai messaggi pubblicitari e dalla comodità dei cibi confezionati e pronti al rapido consumo.
Le altre famiglie che posseggono un certo livello informativo e di coscienza alimentare sono portate a migliorare ulteriormente il loro tenore di consumi, nonostante le restrizioni.
Come nel caso del consumo di olio di palma che sviluppa 3-MCPD* e che ha visto come imputati maggiori i latti formulati, i biscotti, le patatine fritte, le merendine ecc. possiamo osservare come l’industria abbia parzialmente risposto alle restrizioni. Dopo il riconoscimento della tossicità e della potenziale cancerogenicità, oltre alla scarsa sostenibilità ambientale, l’olio di palma è ancora presente in alcune prodotti alimentari consumati maggiormente dai bambini.
Oltre alla tossicità, a parere dell’EFSA l’olio di palma risulta molto ricco di grassi saturi e pur trattandosi di un olio vegetale dovrebbe essere considerato al pari di un grasso di origine animale.

La Nutella della Ferrero è la crema spalmabile più consumata al mondo. Ogni anno se ne producono 350.000 tonnellate e in Italia l’83% delle famiglie ne acquista almeno una confezione, con una media annua di consumo pro capite di 1 kg.
In molti prodotti è ancora presente l’olio di palma, come la popolare Nutella, molte invece hanno recepito le indicazioni e ne dichiarano vistosamente l’assenza. Questo rappresenta un minimo di tutela per il consumatore specie per quello meno attento e consapevole che a maggior ragione avrebbe un enorme bisogno di informazioni semplici e corrette.
Abbiamo parlato della conosciuta Nutella come esempio per evidenziare quanto sia difficile nonostante i consigli e le disposizioni arrivare a modificare i prodotti di questo genere, lo stesso succede comunque perle patatine fritte e tantissimi altri alimenti analoghi.

Il consumo sistematico degli snack rientra in questa area tipologica e vediamo nei soggetti intervistati che la spesa comprende molti cibi ultralavorati o processati: dalle patatine, ai piatti pronti, pizze surgelate, dolci a lunga conservazione, bevande gassate, ecc.
Si calcola che in Italia il 16% delle calorie introdotte provengano da cibi ultralavorati (negli Usa il 48% in UK il 50%).
Intanto cosa fa il nostro Istituto superiore di Sanità? E cosa dicono le industrie? Abbiamo sentito entrambi. «I consumatori hanno tutto il diritto di chiedere chiarezza, ma non devono allarmarsi», spiega Marco Silano dell’ISS. Le industrie sembrano fare una leggera retromarcia rispetto alla posizione di difesa a spada tratta dell’olio di palma fatte nel quinquennio passato anche con spericolate campagne pubblicitarie sui benefici dell'olio tropicale.
La commercializzazione dei prodotti sembra prevalere sistematicamente sulla stima della qualità degli alimenti, non solo non c’è la tutela necessaria da parte degli organismi di controllo, ma c’è un atteggiamento di protezione dei mercati.
I risultati sono che l’obesità è in progressivo aumento nel mondo occidentale. Un bambino su tre nella fascia 6-9 anni in Italia è sovrappeso o obeso, il tasso maggiore di tutta l’Europa. Le famiglie del Centro e del Sud d'Italia, con livelli di istruzione e di reddito più bassi rispetto alla media nazionale, registrano un'incidenza maggiore del fenomeno. La maglia nera va ai bambini campani (oltre il 40% sono sovrappeso e obesi).
L’obesità è solo una conseguenza di un problema sanitario che produce patologie varie, da quelle autoimmunitarie, a quelle dismetaboliche e oncologiche. In questo momento è di massima importanza orientare la prevenzione primaria modificando i consumi. E’ necessario che il sistema immunitario sia efficiente prima dell’insorgenza delle patologie sia acute che croniche.

L’informazione, la pubblicità, il mainstream, producono guai enormi quando trascurano l’opportuna informazione e promuovono stili di vita insalubri.
Il consumo di merendine è un indicatore rilevante sull’atteggiamento alimentare della popolazione specie quella pediatrica. Questi fattori non possono essere trascurati dalle autorità, Ministeri, ISS, Società di Pediatria ecc. Ma non basta. Dobbiamo investire nell'educazione alimentare delle famiglie e nella formazione mirata dei medici, dei pediatri, del personale sanitario, degli insegnanti ecc”.
In questo periodo è necessario modificare la dieta, abbiamo più tempo per farlo, per consumare alimenti di qualità e di provenienza locale e biologica.
Vorremmo che questa pandemia possa essere anche una occasione per migliorare la qualità della vita e il tempo non disperso solo in una reclusione sterile e penosa.

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