il Mistero della Terra di Peter Selg

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L’epidemia del Coronavirus non giunge come un fulmine a ciel sereno. Essa si può comprendere come una mancata visione ecologica della società moderna. Un grido della terra per una trasformazione. L’averlo riconosciuto da parte di scienziati responsabili conferma le indicazioni di Rudolf Steiner.

Nell’edizione di marzo del quotidiano “Monde diplomatique” la giornalista scientifica americana Sonia Shah, autrice del libro Pandemic: Tracking Contagions, from Cholera to Ebola and Beyond (New York 2015) (1) ha scritto un significativo articolo dal titolo “Da dove giunge il Coronavirus?” (2) si tratta, così afferma:

“di riconoscere che la nostra crescente vulnerabilità verso le epidemie ha una causa profonda: la sempre più grave distruzione degli ambienti di vita”.

Shah riferisce nel suo articolo della comparsa di un numero crescente di nuovi agenti patogeni nel XX e XXI secolo, dal virus dell’HIV, all’Ebola, al Coronavirus e descrive le circostanze di questi eventi: la distruzione degli ambienti vitali di molte specie e il ritirarsi degli animali, portatori di agenti patogeni, sempre più nelle vicinanze degli insediamenti umani:

“Ebola è un buon esempio al riguardo. Quale origine del virus sono state identificate diverse specie di pipistrelli. Una ricerca del 2017 ha mostrato che lo scoppio del virus s’è verificato più frequentemente in quelle regioni dell’Africa centrale e occidentale, in cui poco prima erano state distrutte in grande stile le foreste. Se vengono abbattuti gli alberi dei pipistrelli, li si costringe a spostarsi sugli alberi dei nostri giardini o nelle nostre fattorie”.

Anche in malattie trasmesse dalle zanzare è stato riscontrato un rapporto, così afferma Sonia Shah, tra la comparsa di epidemie e il disboscamento, anche per la malattia trasmessa dalle zecche. Inoltre, lei dice:

“Non solo la perdita degli spazi vitali aumenta il rischio dell’esplosione di malattie, bensì anche il modo con cui noi trattiamo gli animali, che sono destinati al consumo umano”.

Shah riferisce del commercio illegale o del cosiddetto Wet Markets, mercati in cui vengono trattati animali vivi o da poco macellati e della vicinanza fisica di animali che allo stato libero in natura non si sarebbero mai incontrati: (“anche i microbi possono felicemente spostarsi da uno all’altro”).

“Proprio allo stesso modo poté originarsi nel 2002/03 il Coronavirus, che fu responsabile dell’epidemia della Sars (sindrome respiratoria acuta) e possibilmente è anche questa l’origine del nuovo Coronavirus.”

Shah afferma anche, che gli animali, nel sistema industriale di produzione della carne, prima di venir uccisi vengono stabbiati in spazi molto ristretti, condizione ideale per la trasformazione dei microbi in agenti patogeni mortali, e descrive molte altre possibili vie per epidemie e potenziali pandemie.

I contesti sono tremendi e nello stesso tempo significativi. Essi stanno ad indicare, come molte cose nel presente, l’estesa crisi della civiltà e le conseguenze di una falsa politica anti ecologica, sempre più si ripercuotono sugli uomini e che, senza una svolta di direzione, conducono all’emergenza e alla miseria.

“Gli sforzi del regime di Trump di liberare l’industria da tutti gli oneri ambientali e altre limitazioni, porterà inevitabilmente gli USA a che sempre più spazi vitali vengano distrutti e questo favorirà di nuovo la trasmissione di microbi animali all’uomo”.

“Agenti patogeni della specie più tremenda”

Talvolta si afferma che batteri e virus non vengono presi sufficientemente sul serio nella medicina antroposofica. Non è così. Già Rudolf Steiner non solo s’era espresso criticamente riguardo a una “paura dei bacilli” e “ossessione igienica” quali “moderne superstizioni” (3) bensì mise in guardia dalla pericolosa realtà di “agenti patogeni della natura più terribile” (4) che diverranno “distruttori della vita umana” (5) e porteranno con sé “terribili epidemie” (6). Non lasciò perdere questo e ciò è significativo per non dimenticarsene nel presente. Nell’intera opera di Rudolf Steiner si trovano sempre indicazioni di come sia importante rafforzare la resistenza dell’uomo verso batteri e “bacilli” (tra i quali Rudolf Steiner intendeva anche i virus)) attraverso un’adeguata alimentazione e stile di vita (7) ma anche grazie ad un atteggiamento interiore animico-spirituale (8). L’addormentarsi la sera con “paura” e con una “visione materialistica” prepara il “terreno di coltura” per il divenir patogeno di germi presenti ubiquitariamente (9); la mancanza di contegno interiore grazie alla paura, anche dovuta all’“odio” o agli “spaventi” indebolisce gli uomini, singolarmente o come comunità, e rende possibile la comparsa di grandi epidemie (10). In altre conferenze ha accennato al rapporto tra l’habitus culturale di “menzogne, calunnie e ipocrisie” e la comparsa di malattie infettive, trasmesse da una modificazione del mondo delle forze elementari (11), un’indicazione che, riguardo ad una vasta atmosfera di ‘Fake News’ e diffamazioni di ogni genere, offre da anni molto da pensare (12). I “bacilli” possono in certo qual modo, così Rudolf Steiner, addirittura venir visti come “demoni della menzogna fisicamente incarnati” (13), dove si deve considerare che qui non si tratta di una problematica individuale dell’uomo, bensì delle “menzogne” della civiltà operanti in modo distruttivo (come ad es. il suo stile consumistico irriguardoso con la conseguente distruzione di interi regni della creazione e il perfido sistema distruttivo e in sé mendace della “società di esternalizzazione”) (14). Talvolta Rudolf Steiner parla dei bacilli come di “entità arimaniche” (15) e forme di manifestazione di forze anti-micheliane (16). Il 14 ottobre del 1917 egli descrisse ancora una volta la lotta di Michele con Arimane nei mondi soprasensibili nel corso drammatico del XIX secolo, la sconfitta di Arimane e il suo “venir scaraventato sulla terra” e disse in questo contesto:

“Ci fu una tale lotta, grazie a cui queste schiere arimaniche, dopo che erano state scaraventate sulla terra, portarono sulla terra tutta quella popolazione che nella vita medica di oggi si designa come bacilli. Tutto ciò che si riferisce a queste forze dei bacilli, ove i bacilli svolgono una parte, è appunto una conseguenza del fatto che una volta le schiere arimaniche sono state scaraventate sulla terra, che il drago è stato vinto, così come una conseguenza di tale vittoria è che il modo di pensare arimanico-mefistofelico ha preso il sopravvento dalla fine degli anni ’70 (inteso del XIX secolo). Cosicché si può dire: in ambito materiale i bacilli della tubercolosi hanno un’origine simile al materialismo della ragione proprio ora presente (ed il pensare nazionalistico e razzista) in ambito animico- spirituale; queste cose si corrispondono nel senso più elevato”. (17)

I segni del tempo parlano un linguaggio chiaro. La natura, nel trasformarsi, ci pone la seria domanda, se noi vogliamo cambiare il pensare, se vogliamo riconoscere che dalla confusione e dal dolore la richiesta del cosmo non è quella della distruzione ma della spiritualizzazione dell’uomo.

Elementi contenutistici di questa natura sono estremamente estranei alla coscienza odierna – ed essi, così Steiner, si muoveranno per secoli solo all’interno di comunità nascoste come quelle dei Rosacroce. (“in tutte le scuole occulte d’Europa si parla del fatto che tutte le malattie batteriche dell’epoca moderna hanno una simile origine. Le malattie da bacilli vengono ricondotte alla loro origine spirituale. Questa è una tradizione esoterica dei Rosacroce e di altre scuole occulte dove venivano insegnate queste cose.”)(18). Se si comprende quindi il nesso che esiste tra modo di pensare materialistico – riguardo alla concezione di sé e del mondo dell’uomo – e lo stile di vita della civiltà che viene praticato sulla base di un tale atteggiamento, allora le affermazioni di Steiner riguardo alla dinamica spirituale degli eventi appaiono tutt’altro che scorrette e possono venir lette come commento di sfondo alle dichiarazioni di Sonia Shah. In una conferenza tenuta a Stoccolma il 17 aprile 1912 e in una lezione esoterica a Colonia del 9 maggio 1912 (un giorno dopo le sue prime affermazioni riguardo ad una realizzazione di una scultura del “rappresentante dell’umanità” dalle forze dello stupore, dell’amore e della coscienza (19), Steiner indicò addirittura il rapporto che sussiste tra il tormentare gli animali per il consumo di massa di carne e la comparsa di “bacilli” e le malattie che ne conseguono. (20).

Ita Wegman e il mistero della terra

Il primo numero della IV annata della sua rivista “Natura” (una rivista per un ampliamento dell’arte medica secondo un’antropologia scientifico-spirituale) si aprì agli inizi del 1929, appena 4 anni dalla morte di Rudolf Steiner, con un articolo-guida a cui diede il titolo “Il mistero della terra” (21). Si tratta, così Wegman, di rendere attenti, con il primo numero del nuovo anno, a un “nuovo pensare”, che necessariamente dovrà prorompere nel prossimo futuro (“l’evoluzione dell’umanità è nello stesso tempo evoluzione della terra. E il nuovo pensare si è già avvicinato agli uomini, si tratta solamente di afferrarlo con coraggio e praticarlo conseguentemente in tutti gli ambiti della vita”.) In quel numero Wegman pubblicò articoli di Rudolf Hauschka riguardo a “Il pane e la terra”, di Herbert Hahn riguardo a “Pane e coscienza”, di Walter Johannes Stein su “La trasformazione della terra” e di Lily Kolisko su “Il pane e mercurio” - e scrisse lei stessa in modo deciso riguardo al rapporto dell’uomo e dell’umanità con la terra.
“La terra è il palcoscenico dell’evoluzione dell’uomo. Solo che lo è divenuta, poiché nel senso più profondo l’uomo è di origine animico-spirituale. Il corpo dell’uomo è per l’animico- spirituale solo un involucro. L’evoluzione di questo involucro è la storia dell’uomo terrestre e del suo ambiente terrestre”.
L’articolo di Ita Wegman dovrebbe, nell’anno del centenario della medicina antroposofica, venir studiato a fondo e appartiene indiscutibilmente ai suoi testi più significativi – anche in riferimento a ciò che scrisse in esso riguardo a “Merkur”, l’antico “conduttore delle anime” e l’odierno “dispensatore di conoscenza e impulsatore dell’agire”. Nell’ultima parte della sua relazione Wegman si addentra nella concezione cristianizzata di reincarnazione e karma nell’attuale epoca di Michele:
“Non si tratta in quest’epoca culturale e di coscienza di parlare solo delle ripetute vite terrene e del destino dell’uomo, bensì del rapporto degli uomini gli uni con gli altri e con la terra”.
“La cristianizzazione di questa dottrina consiste nel fatto che il destino della terra venga riconosciuto come inglobato nei destini degli uomini”.
L’umanità oggi vivente dovrebbe sentirsi sempre più responsabile per il destino dell’intero pianeta.
“L’umanità moderna ha iniziato ad abbracciare la terra come una totalità, grazie agli scambi e alle notizie di informazione. Essa oggi ne ha preso essenzialmente possesso esteriormente. Per questo per la nuova umanità si origina qualcosa che prima non c’era assolutamente: un rapporto di destino con la terra come totalità. Questo dovrà venir sempre più abbracciato coscientemente.”
Gli antichi avevano posto agli uomini una responsabilità molto limitata e la conduzione del mondo era lasciata essenzialmente agli dèi; ora tuttavia l’umanità porta una responsabilità per l’essere e per il futuro dell’intera terra.
“Processo di natura e processo storico, in passato rigidamente separati, incominciano a fondersi sempre più. Questo in tempi antichi era un caso isolato. La meravigliosa città rinascimentale di Venezia sta sul mare su tronchi di legno che in precedenza ricoprivano i boschi della Dalmazia. Il disboscamento di queste regioni ha provocato uno sfasamento sempre maggiore del clima. Ciò che qui può venir osservato da un piccolo esempio, si realizzerà in futuro con esempi più grandi”.

Se l’umanità fallirà nell’assumersi responsabilità, si troverà in un prossimo futuro di fronte a manifestazioni della natura che “essa stessa avrà provocato, ma che non riconoscerà di aver provocato”. Compariranno fenomeni verso cui non si avrà una spiegazione – la natura che fino ad ora sembrava ordinata secondo leggi eterne, andrà verosimilmente verso il caos.
“Noi ci troviamo realmente direttamente all’ingresso di questa situazione mondiale. La natura diventa uno specchio del comportamento caotico dell’uomo. Questo si mostra in catastrofi e anormalità. L’uomo le osserva nello specchio della natura, senza riconoscere in esse la sua propria immagine rispecchiata”.
Ita Wegman scrisse queste frasi alla fine del 1928 e le pubblicò all’inizio del 1929, oltre 90 anni fa, tre ritmi di Saturno. L’umanità nel frattempo non si trova più “all’ingresso” dell’epoca da lei tratteggiata, bensì è già in mezzo ad essa, come si può desumere dagli eventi del più recente passato e dal presente. “Questo si mostrerà in catastrofi e anormalità…”. Nei fenomeni dei cambiamenti climatici e tutte le loro conseguenze, nella rapidissima scomparsa di specie, nella distruzione delle basi vitali terrestri e nelle epidemie, nel “clima” esteriore e interiore dell’umanità in un “mondo globalizzato”. “La natura diventa uno specchio del comportamento caotico dell’uomo”.
Sonia Shah descrive nel “Monde diplomatique” aspetti di questo “comportamento caotico” e delle sue conseguenze. Diventa sempre più evidente: i nessi e le responsabilità verranno sempre più considerati, nell’ambito del clima o delle epidemie “antropogene”, sebbene non ancora in tutti i loro retroscena spirituali. Le conseguenze però dovranno venir tratte velocemente, prima che sia troppo tardi per la terra e per l’umanità. Nelle parole di Ita Wegman:
“I segni della natura attorno a noi parlano un linguaggio eloquente. Trasformandosi la natura, essa ci pone la seria domanda se noi vogliamo trasformare il pensare, se vogliamo riconoscere che dal caos e dal dolore la richiesta del cosmo non è quella della distruzione, ma della spiritualizzazione dell’uomo”.
L’Antroposofia e la sua comprensione spirituale del mondo e dell’uomo sono al riguardo di un urgente significato, attuali e più necessarie di allora per la salvezza e la guarigione della terra. (22) Si tratta di passi pratici, nella grande totalità, ma anche locali – così come di irrinunciabili “atti dell’io” in mezzo ad una crisi caotica. (23)

Note

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