Libertà di espressione e salute in tempi di Covid-19

Libertà di espressione e salute in tempi di Covid-19. di Benedetto Tangocci

Un recente articolo, il cui titolo tradotto suonerebbe “Anche in caso di pandemia, la luce del sole è il miglior disinfettante”, ad opera di Michael Karanicolas, resident fellow della Yale Univeristy, ancora in preprint sul Social Science Research Network1, ci offre un’analisi esaustiva sulla libertà di espressione intempi di COVID-19.
La luce solare non è chiaramente quella fisica, sebbene anche essa effettivamente disinfettante, ma quella della trasparenza che l’autore ricorda essere la migliore strategia possibile. Per dimostrarlo ripercorre inizialmente la giurisprudenza e la politica degli ultimi decenni sulla libertà di espressione, per poi giungere all’attuale dibattito sulla base anche di quanto avvenuto in molte nazioni.
Prima di ripercorrere tali argomentazioni ritengo utile soffermarmi su un aspetto ben noto al lettore statunitense, ma diversamente non necessariamente evidente: nella costituzione americana il diritto alla libertà di parola, di stampa e di riunione è enunciato dal Primo Emendamento, il primo dei dieci che costituiscono la Dichiarazione dei Diritti, parte fondante della storia degli Stati Uniti.

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