Quando la maschera diventa identità: una serata tra letteratura, cinema e Salutogenesi
Giovedì 19 novembre 2026, la Fondazione per la Salutogenesi ETS ospita una nuova serata dedicata all’esplorazione dell’esperienza umana attraverso la letteratura, il cinema e la narrazione. Al centro dell’incontro, la solitudine e il suo rapporto con l’identità, le relazioni e il bisogno profondamente umano di essere riconosciuti.
La solitudine: rifugio, scelta o prigionia?
Esiste una solitudine che cerchiamo, uno spazio di silenzio nel quale ritrovare noi stessi, ascoltare i nostri pensieri e recuperare il contatto con ciò che sentiamo.
Ma esiste anche un’altra solitudine, più difficile da abitare: quella che nasce quando il mondo sembra non riconoscerci più, quando le relazioni si impoveriscono o quando l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi finisce per diventare una prigione.
Che cosa accade quando il ruolo che interpretiamo nella vita prende il sopravvento sulla persona che siamo?
E che cosa rimane della nostra identità quando viene meno lo sguardo degli altri?
Sono alcune delle domande che accompagneranno la serata La solitudine: Dracula e il suo mantello, un incontro che, attraverso la vicenda umana e artistica dell’attore Bela Lugosi, ci invita a riflettere sul confine sottile tra identità, rappresentazione e isolamento.
Bela Lugosi: l’uomo dietro il mantello di Dracula
Il nome di Bela Lugosi è indissolubilmente legato a quello di Dracula, il celebre vampiro che l’attore di origine ungherese rese immortale sul grande schermo nel 1931.
Con il suo sguardo magnetico, il portamento aristocratico e l’inconfondibile mantello nero, Lugosi contribuì a costruire una delle immagini più riconoscibili della storia del cinema.
Ma dietro il personaggio si nascondeva un uomo dalla vicenda personale complessa, segnata anche da difficoltà economiche, problemi di dipendenza e da un rapporto sempre più ingombrante con il ruolo che lo aveva reso famoso.
Il racconto Dracula e il suo mantello, di The Raven Cat, ci conduce proprio in questa dimensione meno conosciuta.
Non la solitudine romantica del vampiro, ma quella dell’uomo che rischia di scomparire dietro la propria creazione.
Una solitudine del doppio, nella quale la maschera diventa così potente da oscurare il volto di chi la indossa.
Il mantello di Dracula si trasforma allora in una metafora: ciò che inizialmente protegge, distingue e conferisce identità può, con il tempo, diventare qualcosa da cui è difficile liberarsi.
Uno sguardo salutogenetico sulla solitudine
Perché una serata dedicata a Dracula e a Bela Lugosi all’interno della Fondazione per la Salutogenesi?
Perché la Salutogenesi non si occupa soltanto della salute intesa come condizione fisica, ma invita a considerare l’essere umano nella complessità della sua esperienza, delle sue relazioni e della sua capacità di attribuire significato alla vita.
Il paradigma salutogenetico, elaborato da Aaron Antonovsky, ci incoraggia a esplorare le risorse che permettono alle persone di affrontare le difficoltà, mantenere un senso di continuità e orientarsi anche nelle esperienze più complesse.
In questa prospettiva, la solitudine rappresenta un tema particolarmente significativo.
Non ogni forma di solitudine è necessariamente negativa. Il tempo trascorso con sé stessi può diventare una risorsa preziosa per la riflessione, la creatività e la consapevolezza.
Diversa è invece la condizione di isolamento vissuta come mancanza di appartenenza, riconoscimento e connessione con gli altri.
La distinzione fondamentale non riguarda soltanto l’essere soli, ma il modo in cui viviamo quella condizione e le risorse di cui disponiamo per attraversarla.
Le relazioni significative, il senso di appartenenza, la possibilità di esprimersi autenticamente e di sentirsi riconosciuti rappresentano importanti risorse di salute.
Il bisogno di essere visti oltre il personaggio
La storia di Bela Lugosi ci offre anche l’occasione per interrogarci su un aspetto profondamente attuale della nostra società: il rapporto tra identità personale e ruolo sociale.
Ogni giorno indossiamo simbolicamente molti mantelli.
Quello del professionista, del genitore, del partner, della persona competente, forte o sempre disponibile.
I ruoli sono necessari e contribuiscono alla costruzione della nostra identità. Ma che cosa accade quando non riusciamo più a distinguerci da essi?
Quando il nostro valore sembra dipendere esclusivamente da ciò che facciamo, da come appariamo o da ciò che gli altri si aspettano da noi?
Il rischio è quello di perdere progressivamente il contatto con le parti più autentiche della nostra esperienza.
La Salutogenesi ci invita invece a riconoscere la persona oltre la prestazione, oltre il ruolo e oltre le difficoltà che attraversa.
Essere riconosciuti per ciò che siamo, e non soltanto per ciò che rappresentiamo, è una dimensione fondamentale della qualità delle nostre relazioni.
La narrazione come occasione di consapevolezza
La letteratura e il cinema hanno una capacità particolare: permetterci di esplorare esperienze umane complesse attraverso le storie degli altri.
Un personaggio, un racconto o una vicenda biografica possono diventare uno specchio nel quale riconoscere emozioni, paure, contraddizioni e possibilità che appartengono anche alla nostra vita.
Durante la serata, l’attrice Anita Luna darà voce al racconto Dracula e il suo mantello di The Raven Cat.
Seguirà un approfondimento con Giacomo Gailli, critico e sceneggiatore cinematografico, che accompagnerà il pubblico tra letture, curiosità e riferimenti alla figura del vampiro nella storia del cinema e dell’immaginario collettivo.
Insieme a Giovanna Manfredini, contribuirà a sviluppare una riflessione sul tema della solitudine, aprendo uno spazio di dialogo tra narrazione, cultura ed esperienza umana.
Non soltanto una serata letteraria, dunque, ma un’occasione per interrogarsi su quanto le storie possano aiutarci a comprendere meglio noi stessi e il mondo che abitiamo.
Dalla solitudine alla relazione: coltivare risorse di salute
La Fondazione per la Salutogenesi promuove incontri come questo perché riconosce nella cultura, nell’arte e nella condivisione importanti opportunità per sviluppare consapevolezza e partecipazione.
Ascoltare insieme una storia, confrontarsi su un tema delicato e scoprire nuovi punti di vista sono esperienze che possono favorire connessione e senso di appartenenza.
La vicenda di Bela Lugosi ci ricorda quanto possa essere fragile il confine tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che viviamo interiormente.
Ma ci invita anche a riconoscere il valore di quelle relazioni nelle quali possiamo sentirci accolti senza dover continuamente interpretare un personaggio.
Forse è proprio qui che questa storia incontra più profondamente la Salutogenesi: nella possibilità di trasformare una riflessione sulla solitudine in un’occasione per riscoprire il valore della relazione, dell’autenticità e del riconoscimento reciproco.
Perché, a volte, il primo passo per uscire dalla solitudine non è smettere di essere soli, ma trovare uno spazio nel quale poter finalmente essere sé stessi.
Informazioni sull’evento
LA SOLITUDINE: DRACULA E IL SUO MANTELLO
Giovedì 19 novembre 2026
Lettura: Anita Luna, attrice.
Approfondimento cinematografico: Giacomo Gailli, critico e sceneggiatore cinematografico.
Interventi e dialogo: Giacomo Gailli e Giovanna Manfredini.
Sede: Fondazione per la Salutogenesi ETS
Viale della Repubblica 21 – Bologna.
Ingresso gratuito.
Un incontro aperto a tutti coloro che desiderano esplorare, attraverso la letteratura e il cinema, le molteplici dimensioni della solitudine e il loro significato nell’esperienza umana.




