Tra i luoghi comuni più diffusi che circolano attorno alla malattia di Ménière vi è l’idea che si tratti di una condizione “abbandonata”, senza vere cure, rispetto alla quale la comunità scientifica sarebbe rimasta sostanzialmente immobile. È una rappresentazione comprensibile dal punto di vista emotivo, soprattutto per chi convive da anni con sintomi cronici e invalidanti, ma non corrisponde ai fatti.
Se si osserva il problema con gli strumenti propri della medicina basata sulle evidenze, emerge un quadro molto diverso. La ricerca sulla malattia di Ménière è ampia, continua e in costante evoluzione. Il vero limite non è la mancanza di studi né l’assenza di interesse, ma la natura stessa della patologia, che rappresenta uno dei modelli più complessi e “sfidanti” della medicina clinica contemporanea.
La ricerca scientifica non si fonda su impressioni, racconti o percezioni soggettive. Vive di dati verificabili, di studi controllati, di revisioni sistematiche e di un processo rigoroso di valutazione che precede ogni pubblicazione. Ogni lavoro scientifico, prima di essere accettato da una rivista indicizzata, viene sottoposto a revisione paritaria (peer review): altri ricercatori indipendenti ne analizzano metodi, statistiche, coerenza dei risultati, limiti e interpretazioni. È un processo lungo e selettivo, pensato proprio per ridurre al minimo errori, distorsioni e conclusioni arbitrarie.
Uno strumento semplice e accessibile a chiunque voglia verificare in modo oggettivo lo stato della ricerca è PubMed, il motore di ricerca della U.S. National Library of Medicine, che indicizza la letteratura biomedica internazionale. Digitando la sola parola “Ménière”, compaiono quasi diecimila lavori scientifici distribuiti su centinaia di pagine. Si tratta di studi clinici, revisioni sistematiche, metanalisi, linee guida e trial controllati.
Ancora più eloquente è l’andamento temporale delle pubblicazioni. Dal secondo dopoguerra a oggi il numero di lavori cresce in modo costante. Negli ultimi anni si registrano stabilmente oltre trecento pubblicazioni l’anno, con decine di nuovi lavori già nei primi giorni di ciascun anno. Questi numeri descrivono un ambito estremamente attivo, non certo trascurato o dimenticato.
Accanto alla quantità vi è anche la qualità e la varietà delle linee di ricerca. Negli ultimi decenni sono state prodotte revisioni sistematiche e linee guida evidence-based sui principali approcci terapeutici, dalla gentamicina intratimpanica ai corticosteroidi, dalla chirurgia del sacco endolinfatico alla terapia farmacologica tradizionale. Parallelamente sono in corso studi sperimentali su nuove molecole e nuove modalità di somministrazione, come i corticosteroidi a rilascio prolungato o composti con razionale biologico mirato, tra cui Ebselen (SPI-1005).
Per comprendere perché, nonostante questo impegno, i risultati clinici rimangano talvolta insoddisfacenti, è necessario soffermarsi sulla straordinaria complessità della malattia di Ménière.
Non si tratta di una singola entità uniforme, ma di una sindrome eterogenea, con espressioni cliniche estremamente variabili. Esistono forme con prevalenza vertiginosa, forme a dominante cocleare, quadri fluttuanti, evoluzioni progressive, remissioni spontanee, sovrapposizioni con altre condizioni vestibolari come l’emicrania vestibolare. I meccanismi fisiopatologici non sono univoci: l’idrope endolinfatica, a lungo considerato il fulcro causale, oggi viene interpretato sempre più come un marker o un epifenomeno, presente anche in altre patologie e non sempre direttamente responsabile dei sintomi.
Questa eterogeneità rende estremamente difficile costruire studi clinici “puliti”. Definire criteri diagnostici rigorosi, selezionare gruppi omogenei, controllare le variabili confondenti, confrontare protocolli terapeutici diversi e ottenere risultati generalizzabili è una sfida metodologica enorme. In molte patologie neurologiche o internistiche è possibile arruolare centinaia o migliaia di pazienti con caratteristiche relativamente simili; nella malattia di Ménière questo è raramente possibile.
A ciò si aggiunge l’andamento imprevedibile della malattia. Le fluttuazioni spontanee, le fasi di remissione, le riacutizzazioni irregolari rendono difficile distinguere l’effetto reale di una terapia dall’evoluzione naturale del disturbo. Anche per questo molte revisioni sistematiche mostrano risultati contrastanti o evidenze di bassa qualità: non perché la ricerca sia carente, ma perché il modello biologico è intrinsecamente complesso.
È proprio questa complessità che spiega perché, a distanza di decenni, non esista ancora una terapia universalmente risolutiva. Non siamo di fronte a un fallimento della ricerca, ma a uno dei campi in cui la medicina sperimenta i suoi limiti attuali.
Un altro punto fondamentale riguarda la differenza tra percezione pubblica e realtà scientifica. Nei contesti informali, nei forum o nei social, spesso prevalgono racconti individuali, esperienze personali, convinzioni non verificate. Sono testimonianze comprensibili e umanamente importanti, ma non equivalgono a dati scientifici. La medicina non procede per “sentito dire”, ma per accumulo progressivo di evidenze, continuamente messe in discussione e aggiornate.
Negli ultimi vent’anni, per esempio, sono state pubblicate numerose revisioni sistematiche e metanalisi su gentamicina intratimpanica, corticosteroidi, betaistina, diuretici, approcci chirurgici, imaging dell’idrope con risonanza magnetica, strategie riabilitative vestibolari e modelli multimodali di trattamento. Sono state prodotte linee guida internazionali fondate su analisi critiche della letteratura, che rappresentano oggi il riferimento clinico principale. Accanto alle terapie consolidate, sono attivi filoni di ricerca su nuovi target molecolari, modulazione ionica, infiammazione, stress ossidativo e neuroprotezione. Si tratta di studi spesso lunghi, costosi e complessi, che richiedono anni prima di tradursi in applicazioni cliniche.
Dire che la ricerca sulla malattia di Ménière è ferma significa ignorare questo patrimonio di lavori, di tentativi, di revisioni, di fallimenti e di progressi parziali che costituiscono il normale percorso della scienza.
Questo non significa negare le difficoltà reali che ancora oggi incontrano pazienti e clinici. La gestione della malattia rimane impegnativa, le risposte terapeutiche sono variabili, l’impatto sulla qualità di vita può essere profondo. Ma attribuire queste difficoltà a disinteresse, complotti o immobilismo non aiuta né la comprensione né la cura.
La vera sfida, oggi, non è dimostrare che la ricerca esiste, ma migliorare l’inquadramento diagnostico, raffinare la diagnosi differenziale, identificare sottogruppi biologicamente più omogenei e costruire percorsi realmente specialistici basati sulle migliori evidenze disponibili.
In medicina, la complessità non è sinonimo di inerzia. Al contrario, è spesso il segno dei problemi più stimolanti e più studiati. La malattia di Ménière appartiene pienamente a questa categoria.
Dr.ssa Fabrizia de Falco
Aggiornamento bibliografico sulla malattia di Ménière: studi indicizzati PubMed (2015–2025)
- Webster KE et al., Cochrane 2023 – Systemic pharmacological interventions: Revisione Cochrane sulle terapie farmacologiche sistemiche. Conclude che molte terapie tradizionali (diuretici, betaistina, vasodilatatori) hanno evidenze limitate.
- Webster KE et al., Cochrane 2023 – Intratympanic corticosteroids: Analisi sull’efficacia degli steroidi intratimpanici. Evidenzia un beneficio moderato sulle vertigini con profilo di sicurezza favorevole.
- Lee A et al., Cochrane 2023 – Surgical interventions: Revisione sulle opzioni chirurgiche. Conferma che le procedure ablative controllano le vertigini ma con possibili deficit uditivi.
- Connor S et al., 2023 – MRI post-gadolinio ed idrope: Meta-analisi sulla RM per visualizzare l’idrope endolinfatica. Dimostra alta sensibilità diagnostica.
- Lopez-Escamez JA et al., 2023 – Autoimmunità e Ménière: Documenta l’associazione tra Ménière e disordini immuno-mediati in un sottogruppo di pazienti.
- Li S et al., 2022 – Consensus su terapia intratimpanica: Definisce indicazioni e dosaggi per gentamicina e corticosteroidi.
- Liu Y et al., 2022 – Consensus MRI idrope endolinfatico: Linee guida internazionali per standardizzare l’esecuzione della RM nell’idrope.
- Hao W et al., 2022 – Network meta-analysis gentamicina vs steroidi: Mostra che la gentamicina è più efficace sulle vertigini ma con maggior rischio uditivo rispetto agli steroidi.
- Tamanini JB et al., 2023 – Dissociazione vHIT / calorico: Conferma questo pattern funzionale come caratteristica distintiva della fisiopatologia idropica.
- Guajardo-Vergara C et al., 2022 – Idrope nell’orecchio controlaterale: Suggerisce che la Ménière sia spesso una patologia bilaterale subclinica.
- Barrette LX et al., 2022 – Qualità delle linee guida cliniche: Evidenzia la necessità di raccomandazioni metodologiche più robuste.
- Rezaeian A et al., 2023 – Riabilitazione vestibolare: Dimostra benefici significativi su equilibrio e disabilità cronica.
- Szot FA et al., 2023 – Chirurgia del sacco endolinfatico: Risultati contrastanti sul controllo della vertigine e beneficio uditivo.
- Han SC et al., 2022 – Correlazione clinica e grado di idrope: Rafforza il ruolo della RM come marker di gravità clinica.
- Taniguchi AN et al., 2024 – Effetto placebo nei trial: Documenta un potente effetto placebo, spiegando l’apparente efficacia di molte terapie.
- Sousa R et al., 2023 – Progressione dell’idrope nel tempo: Mostra che l’evoluzione strutturale dell’idrope è variabile e non sempre legata ai sintomi.
- Wu X et al., 2024 – Gentamicina vs steroidi (meta-analisi): Conferma il miglior controllo vertiginoso della gentamicina a fronte di un rischio di ipoacusia.
- Zheng X et al., 2024 – Network meta-analysis farmacologica: Evidenzia l’assenza di un trattamento nettamente superiore agli altri.
- Thompson-Harvey A et al., 2024 – Terapie conservative e progressione uditiva: Suggerisce che alcune strategie possano rallentare la perdita uditiva, con evidenze ancora deboli.
- Gallagher TJ et al., 2024 – Real-world management (TriNetX): Mostra grande variabilità terapeutica e un aumento dell’uso di terapie intratimpaniche nella pratica reale.
- Han Z et al., 2024 – Metodi di grading dell’idrope: Propone criteri RM più riproducibili per migliorare la diagnosi.
- Vosbeek EGM et al., 2025 – Ménière vs emicrania vestibolare: Chiarisce i pattern funzionali distintivi tra le due condizioni tramite test calorico e vHIT.
- Chen X et al., 2025 – Modello diagnostico basato su RM: Sviluppa un modello predittivo per aumentare l’accuratezza diagnostica.
- Abdulla J et al., 2025 – Tecniche avanzate RM 3D-REAL IR: Valuta nuove sequenze RM per migliorare la visualizzazione dell’idrope endolinfatica.

